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9. POICHÈ TUO È IL REGNO, LA POTENZA E LA GLORIA IN ETERNO. AMEN
Matt. 6: 9-13; 1 Cr.29:10-11; Ap.19:1

INTRODUZIONE
Siamo alla dossologia finale. Cosa è una dossologia? E’ un inno di lode (dal greco: doxa=gloria, loghia=parole) la formula finale di una preghiera o di un discorso che glorifica Dio. Sono usate nell’AT soprattutto nei Salmi, e nel NT soprattutto in Paolo. 
Alcuni esempi: Rm.11:26; 16:25-27; Ef.3:20-21; 1 Tm.1:17; Gd.24-25. 
La dossologia del Padre Nostro, riportata da Matteo (non da Luca), manca nei manoscritti greci e latini più antichi, è riportata in quelli più tardivi (Didachè) e nelle versioni siriache. Adottata dalla chiesa antica, rifiutata da quella cattolica (manca nella Vulgata latina), ripresa da quelle protestanti. Ha comunque una sua logica: era tipica alla fine delle preghiere ebraiche e chiude, come ha iniziato, con Dio come soggetto. All’inizio con una triplice preghiera alla fine con una triplice lode.

Nella nostra preghiera quale spazio ha la lode?

1. il regno 
Sul regno si veda la prima richiesta del Padre Nostro “venga il tuo regno”. Potrebbe sembrare un contraddizione: se il regno appartiene per sempre a Dio perché pregare affinché questo regno venga? E’ un contraddizione solo apparente. In realtà nel periodo contrassegnato dalla ribellione umana questo regno è combattuto, contrastato, è in lotta con un nemico che pretende di avere caratteristiche regali e che intende usurpare il legittimo sovrano. Il credente da un lato chiede la fine di questo conflitto ma dichiara dall’altro che c’è un solo legittimo sovrano: Dio!

Possiamo tutti pregare così? Dio regna nel nostro cuore?

2. la potenza
La potenza di Dio è l’energia con cui Dio governa e sostiene questo suo regno. E’ la garanzia che Dio può, in virtù d’essa, rispondere alle nostre domande e accordarci le grazie e le benedizioni richieste facendo nostra la preghiera del lebbroso a Gesù: “Signore se tu vuoi, tu puoi!” (Mt 8:2)
“Or a colui che può, mediante la potenza che opera in noi, fare infinitamente di più di quel che domandiamo o pensiamo, a lui sia la gloria nella chiesa, e in Cristo Gesù, per tutte le età, nei secoli dei secoli. Amen.” (Ef.3:20)
3. la gloria 
L’’AT traduce l’ebraico: “kabod” (rad: avere peso) e indica in generale i segni esteriori della ricchezza e del potere. Riferita a Dio la gloria è una delle forme e dei modi in cui Dio si rivela agli uomini. La richiesta di Mosé “fammi vedere la tua gloria” (Es.33:18) significa:“fatti vedere, rivelati a me”. Quindi nel linguaggio biblico “dare gloria a Dio” significa “riconoscere e proclamare l’assoluta signoria e potenza di Dio sopra ogni cosa”(Gios.7:19)
Il NT utilizza “doxa” che nel greco profano significa “opinione, apparenza” ma che nel linguaggio biblico assume il significato di “gloria” soprattutto quando indica la gloria di Dio. Alcune riflessioni:

  • La gloria è un attributo di Dio. “Padre, glorifica il tuo nome!” Allora venne una voce dal cielo: “L'ho glorificato, e lo glorificherò di nuovo!” (Gv 12:28)
  • La gloria è il modo in cui Dio si rivela agli uomini mediante l’incarnazione e l’opera di Cristo: egli è la manifestazione della gloria di Dio ”Padre io ti glorificato sulla terra, avendo compiuto l'opera che tu mi hai data da fare.”(Gv 17:4)
  • Questa gloria ben visibile nel cielo, è offuscata sulla terra in attesa di essere manifestata a tutti negli ultimi tempi. (Fil. 2:11)
  • Il credente partecipa e manifesta questa gloria di Dio. In due modi. In primo luogo egli è “trasformato all’immagine di lui di gloria in gloria” (2 Cor.3:8) dall’opera di rinnovamento operata in lui dall’azione dello Spirito Santo. In secondo luogo operando qui sulla terra in modo che sia manifestata la gloria di Dio “fate ogni cosa alla gloria di Dio”(1 Cor 10:31)

Porto su di me i segni evidenti della gloria di Dio?


4. amen 
“Amen” significa in ebraico “solido, fermo, certo” Perciò la traduzione:”così sia” è debole, non precisa perché non rende bene l’idea di verità e di assoluta certezza. Per questo è preferibile usare l’ebraico “Amen” Era usato nella liturgia per confermare una verità assoluta e rendere solenne una dossologia. Era utilizzato da Gesù quando voleva esprimere una verità certa  e di provenienza divina:“in verità, in verità vi dico” e lo usano gli apostoli soprattutto al termine delle dossologie. Gesù stesso è il “sì” certo di Dio: “Infatti tutte le promesse di Dio hanno il loro «sì» in lui; perciò pure per mezzo di lui noi pronunciamo l'Amen alla gloria di Dio. (2 Co.1:20).
Nel culto cristiano, l’amen” non assume solo il significato di assenso con la preghiera, con la predicazione, la testimonianza del fratello ma esprimiamo anche la comunione, “il pari consentimento” ecclesiale. 
Utilizziamo questo Amen!


Conclusione


Una riflessione finale:

  • Non posso dire “Padre” se non dimostro nella mia vita di essere suo parente.
  • Non posso dire “nostro” se vivo in solitudine e se penso che in cielo ci sarà posto solo per quelli che la pensano come me.
  • Non posso dire “che sei nei cieli” se sono così occupato con la terra sulla quale non dovrei farmi tesoro alcuno.
  • Non posso dire “sia santificato il Tuo nome” se io, che sono chiamato con il suo nome non sono santo.
  • Non posso dire “venga il tuo regno”se non faccio nulla per affrettare questa venuta.
  • Non posso dire “sia fatta la tua volontà” se non sono pronto a consacrare la mia vita al suo servizio.
  • Non posso dire “dacci oggi il nostro pane quotidiano” se non ho ridotto il mio tenore di vita o se truffo il mio prossimo.
  • Non posso dire “rimettici i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori” se serbo odio, o invidia contro il mio prossimo.
  • Non posso dire “non indurci in tentazione” se deliberamene resto in una posizione in cui posso facilmente cadere in tentazione.
  • Non posso dire “liberaci dal male” se non sono preparato a combatterlo con la mia azione e con la mia preghiera.
  • Non posso dire “tuo è il regno, la potenza e la gloria” se in realtà vivo bene nel regno dell’avversario, dubito delle Sue promesse e vivo per la mia realizzazione personale.
  • Non posso dire “amen” se non aggiungo “costi quel che costi” perché costerà molto dire questa preghiera onestamente.

 

Gioele Corradini

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