Matteo 6: 9-13
INTRODUZIONE
Oggi esamineremo insieme la prima richiesta. Qualcuno anzi, (M. Henry) pensa che la frase“sia glorificato il tuo nome!”non sia proprio una richiesta, ma piuttosto un momento iniziale di adorazione. Vorrei fare tre considerazioni: la collocazione di questa richiesta, alcune riflessioni sul nome di Dio e poi cosa significa santificare questo nome.
1. Le priorità di Dio
“sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà”. La prima parte della preghiera, (come nei 10 comandamenti), è riservata alle priorità e alle esigenze di Dio. Anche nella preghiera, esse devono venire prima delle nostre esigenze. Dio vuole ricollocare correttamente il rapporto con l’uomo che è stato rovesciato in Eden al momento del peccato. Perché la nostra felicità non deriva dal possesso della mela, “Io al centro” è il segreto, la sorgente dell’infelicità umana. Il vero “diletto”, l’appagamento reale, la realizzazione di sé sta nel riconoscere il mio ruolo di creatura dipendente lasciando dunque che Dio prenda al centro della mia vita il posto che gli spetta. Siamo dunque chiamati a fare nostre le preoccupazione e le esigenze di Dio perché Dio faccia sue le nostre preoccupazioni e le nostre esigenze.
Qual è il ruolo delle esigenze di Dio in me? (preghiera ma anche vita)
2. “il tuo nome…”
Dalla Bibbia sappiamo che il nome non è solo uno strumento per identificare un oggetto, esprime l’identità profonda della persona. Alla creazione Dio ha dato ad Adamo il compito di “dare un nome”. Sappiamo che Dio si è rivelato a noi con il suo nome: “Io sono”. Ma sappiamo anche il nome esprime una relazione. Infatti quando Dio si relazione con qualcuno gli cambia il nome. Nella Bibbia, perciò, il nome di Dio esprime non solo le sue caratteristiche ma anche il suo modo di relazionarsi con noi. Ecco dunque la lezione: in questa preghiera chiamare Dio “Padre” non significa abbassare o mutare le sue caratteristiche o mettere Dio al nostro livello e ridurlo al servizio delle nostre esigenze ma piuttosto confessare che Dio, in Cristo, ha cambiato la sua relazione con noi. Per questo Gesù collega subito il “Padre” al suo “santo nome”. Dio, in quanto “Padre” è vicino ma in quanto Dio resta separato. Capiamo perciò che Dio non ha cambiato il suo nome e dunque la sua identità ma ha solo cambiato la sua relazione con noi. E come se volesse dirci:“Figli miei, sono vostro Padre ma resto vostro Dio!”
Quando chiamiamo Dio”padre” non perdiamo di vista la sua santità!
3. “…sia santificato”
Tutta la Bibbia è dominata dall’idea della “santità di Dio”. Sappiamo che il termine “santo” significa “messo da parte”. Così noi dichiariamo che Dio è “trascendente”e preghiamo che “il suo nome sia conosciuto e glorificato”. La prima richiesta è ciò che Calvino prima e il catechismo di Westminster poi, definisce come scopo primario dell’esistenza umana: “la gloria di Dio”. Infatti è anche la richiesta di Gesù: “Padre glorifica il tuo nome” (Gv.12:28). Ciò significa:
a. “Dio santifica te stesso” motivo teologico
Il verbo greco è usato solo qui (e in Luca) in tutto il NT. Si tratta di un’azione che solo Dio può fare (Ez. 36:22-23). Così, allo stesso modo di Gesù, (sopra) chiediamo a Dio che Lui stesso faccia conoscere a noi la sua santità e la sua gloria e gli riconosciamo il diritto di agire affinché questo accada. Significa che noi diciamo:“Signore, per amore di te stesso, in questo mondo ribelle, alzati e difendi il tuo nome e la tua gloria perché solo tu hai il potere di farlo”
b. ”Dio santifica il tuo nome in noi” motivo etico e missionario
“Siate santi perché io sono santo”. (Lev.19:1-2). Chiediamo e riconosciamo a Dio il diritto di glorificare e onorare se stesso in due modi distinti:
1. dentro di noi (motivo etico). Lui è il Signore da imitare a a cui obbedire. Con questo noi ci impegniamo, come dice Lutero, a evitare due peccati:
2. attraverso di noi (motivo missionario). Così noi preghiamo Dio di essere “strumenti” mediante i quali il nome di Dio viene santificato negli altri. E ci ricordiamo che, nonostante siamo “vasi di terra”, Dio vuol mettere in noi il suo tesoro affinché esso brilli e porti gloria e lode al suo santo nome.
c. ”Dio santifica il tuo nome fra le nazioni” motivo escatologico (Sl.86:8-10)
E’ la preghiera e la speranza della chiesa. Pregando così, noi annunciamo che questo “eone”, questo periodo in cui il nome di Dio è bestemmiato e disprezzato, lascerà il posto ad un nuovo periodo finale in cui tutta la terra darà gloria al suo Dio (Fil.2:10-11). Con questa richiesta i credenti confessano, attendono e anticipano questo tempo.
conclusioni
Così, l’insegnamento per oggi è che c’è molto lavoro da fare nel cambiare la struttura del nostro pregare! Perché la nostra preghiera non sia solo “lista della spesa” ma abbia come primo soggetto Dio e non noi, e come obiettivo la sua gloria e non la nostra soddisfazione.