Matteo 6: 9-13; Prov. 30:9-9; Salmo 127:1-2
INTRODUZIONE
Inizia qui la 2a parte della preghiera. Dopo il “tuo”, è il momento del “nostro”. Nella 1a parte Dio ci consente di “partecipare” ai suoi affari, nella 2a Dio si incarica di partecipare ai nostri. C’è una dimensione “spirituale” e c’è una dimensione “materiale” che devono andare insieme ed in ordine. La traduzione miglior potrebbe essere: “dacci oggi il nostro pane necessario”.
Lezione: Le nostre preghiere hanno questa struttura e questo ordine?
1. dacci
a. la provvidenza di Dio
Ovvero noi riconosciamo di aver bisogno della Provvidenza di Dio che “è la fedele e costante azione di Dio per mantenere, proteggere ed indirizzare tutta la sua creazione”. Ma oggi, dove non si chiede ma si prende, ha senso credere e parlare ancora di questa provvidenza? (vedi la pubblicità: “per l’uomo che non deve chiedere mai!”). Eppure questa è la sfida della fede (Salmo 127:1)
b. che cosa vuol dire per noi?
c. applicazioni pratiche
2. OGGI
Il Signore vuole che dipendiamo da lui ogni giorno. Non “una tantum” non quando serve. Siccome non siamo più pagati a “giornata” ci lamentiamo per il lavoro “precario”. Le nostre sicurezza materiali e sociali ci hanno fatto espellere la provvidenza di Dio dal nostro quotidiano e noi non riusciamo più a vedere la sua mano generosa! La sfida per il credente oggi può essere tra:
a. lo stile "ricco stolto" (Luca 12:16-19). Fatico-accumulo-ho paura
E' lo stile dell'autonomia dell'egoismo, della paura, dell'accumulo dove Dio è estraneo o limitato alle sfere dello spirituale. Uno stile che ci tenta, che ci affascina, ci illude di false sicurezze di fronte alla precarietà e ai rischi del presente. Così noi abbiamo tolto a Dio la possibilità di “meravigliarci” e “renderci tranquilli” con il miracolo della sua provvidenza.
b. lo stile "manna" (Deut. 8:1-3). Fatico-ricevo-utilizzo-ringrazio
E' lo stile della dipendenza. La scelta di un precario non ansioso, il riconoscimento che esiste una reale "provvidenza di Dio". Uno stile di vita che non è fideismo, pigrizia, o disinteresse irresponsabile ma intima convinzione che Dio provvede perché è Lui e lui solo a muovere la trama della mia esistenza.
Come vivo e gestisco i miei beni oggi?
3. Il nostro pane
a che cosa vuol dire?
Il pane rappresenta simbolicamente il necessario per vivere. Ma dicendo “nostro” (8 volte con “ci”), noi non domandiamo solo per noi stessi. Dunque:
b. applicazioni pratiche
4. necessario
Pregare per il pane “ necessario”significa due cose:
a. pregare per il necessario non per il superfluo
Se prego per il “necessario” chiedo a Dio di darmi ciò che serve veramente e implicitamente rinuncio a ciò che non serve. E se è vero che io non so distinguere bene la differenza, Dio lo sa perfettamente!
b. pregare per i bisogni non per i desideri
I bisogni sono quelli che Dio discerne per noi e non quelli che noi crediamo di avere. E “Dio sa ciò di cui avete bisogno” (Mt 6:8). E se capiamo questo, la nostra “lista della spesa” si accorcerà in modo evidente.
conclusioni
Paradossalmente la richiesta di oggi, ci interroga e ci spinge ad uno stile di vita più sobrio e più modesto. Meno orientato a noi e più agli altri. Meno disposto all’accumulo e più alla generosità e alla condivisione.
Oggi ho imparato qualcosa. Che cosa vorrò mettere in pratica?