6. Rimetti a noi i nostri debiti

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Matt. 6: 9-13; Matt. 18:21-35; Luca 11:2-4
INTRODUZIONE
Dopo il “pane” simbolo della vita materiale c’è il “perdono” simbolo della vita spirituale. Entrambi sono necessari per la nostra vita. Non possiamo vivere senza pane, non possiamo vivere senza relazioni armoniose e, a causa del peccato, nessuna vera relazione può sussistere senza perdono. Per questo noi credenti abbiamo difficoltà relazionali: siamo più preoccupati del pane che del perdono! Occorre notare che, mentre chiediamo a Dio di perdonare i torti da noi commessi (che sono sempre peccati contro Dio!) noi ci impegniamo a perdonare i torti subiti dagli altri.
1. debiti o Peccati?
Si tratta di due sinonimi o si tratta piuttosto di due diversi concetti?
a. il peccato
Il peccato è una trasgressione nell’ambito di una struttura giuridica. Il riferimento è la norma, la legge. Sia quella umana che quella divina.
b. il debito
Il debito è una inadempienza nell’ambito di una struttura relazionale. Dove c’è un debito c’è una relazione non armoniosa, non paritetica, ma inquinata.
In questa preghiera “peccati/debiti” assumono significati complementari. Il peccato/debito rompe o rende difficoltosa una relazione sia sul piano giuridico, sia su quello relazionale, sia nei confronti di Dio, che del fratello.

Esaminiamo le nostre relazioni: c’è necessità di perdono?

2. come…. 
Gesù, ma anche il resto del NT, mette in relazione il nostro perdono con quello di Dio: Marco 11:25; Colos. 3:13; Efes. 4:32.  Occorre dunque capire quale relazione esiste fra il perdono che Dio concede a noi e quello che noi diamo al nostro prossimo.

 Perdonare l’altro non è solo un gesto d’amore è una necessità.
3. Il perdono di Dio
a. Il perdono di Dio non è causato dal nostro perdono
Il perdono dei peccati è di esclusiva pertinenza della sua grazia sovrana. Esso rientra nelle sue caratteristiche (Esodo 34:6-7). In nessun modo l’uomo può pagare o tentare di contrattare il perdono di Dio. Tra pentimento e perdono entra sempre in gioco la sovrana libertà di Dio. Dunque il perdono di Dio non è causato dal nostro perdono.
b. Il perdono di Dio è collegato dal nostro perdono
Dio sceglie di legare il suo perdono al nostro. Noi non possiamo avere l’ardire di chiedere a Dio di perdonarci se non c’è in noi la disposizione a perdonare i torti subiti. Dunque quando preghiamo noi ci impegniamo solennemente a perdonare il fratello e accettiamo la sfida di essere trattati da Dio allo stesso modo in cui noi trattiamo gli altri: ovvero ad essere perdonati nello stesso modo in cui noi perdoniamo agli altri e dunque di non essere perdonati se noi non siamo disposti a fare altrettanto. Significa pregare così:“Signore rifiutami il perdono che io ho rifiutato al mio prossimo”
4. perché devo perdonare?
a. perché Dio ama perdonare
Nel suo patto con l’uomo Dio ha manifestato questa sua caratteristica (Es.34:5-7). La preferenza di Dio va al perdono piuttosto che alla condanna (Lam 3:33). Dio non è vendicativo e vuole che il suo popolo assomigli a Lui. Egli vuole che portiamo le sue insegne. La sua ambizione è che noi siamo in questo mondo, “così come Egli è”.
b. perché Dio mi ha perdonato
Dio ricorda spesso al suo popolo che lo ha liberato dalla schiavitù di Egitto e gli ha donato Canaan affinché Israele non si inorgoglisca e non dimentichi la riconoscenza trattando gli altri (lo straniero) come Dio lo ha trattato “come Dio.. così anche voi”.
L’albero della riconoscenza produce sempre due frutti:

c. perché Dio vuole continuare a perdonarmi
Non solo una volta al momento della mia conversione ma sempre in ogni momento. Per questo è necessario che anch’io abbia gli stessi sentimenti.
conclusioni
a. a livello individuale
Siamo certi di non essere “servi spietati”? Forse ci sono episodi, fatti, ferite, situazioni del passato e del presente in cui siamo rimasti “spietati creditori”. Ci sono odi, rancori, che Dio non può guarire perché noi non abbiamo deciso di perdonare perché il perdono è la base per la guarigione.

Siamo concretamente “determinati” a perdonare?

b. a livello comunitario
Una chiesa non può sussistere senza il perdono fraterno. Essa non è la passerella dei santi, ma la comunione dei peccatori che di fronte alla “cena del Signore” si mettono in ginocchio sotto la croce di Cristo per chiedere e per ricevere misericordia e perdono. E sotto quella croce io sono chiamato a perdonare il mio fratello che mi sta accanto. Il perdono biblico non nasce sul terreno dei sentimenti ma su quello della volontà di assomigliare al nostro Padre celeste. E’ dunque una scelta, una decisione che non si prende sul terreno emotivo ma sul cammino di identificazione con Cristo.

Voglio fare un elenco dei miei rancori, dei torti subiti, da portare alla croce di Cristo

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